Grazia Deledda (Nuoro 1871-Roma 1936). Di famiglia agiata,
studiò da autodidatta dedicandosi ben presto alla scrittura: i primi
racconti le vengono pubblicati nel 1888. Apprezzata da letterati
del calibro di De Gubernatis, Bonghi e Capuana intensifica la
propria attività. Si trasferisce a Roma, si sposa e ha due figli. La
consacrazione avviene nel 1903 con Elias Portolu. Seguono romanzi
e opere teatrali di successo: Cenere (1904), L’edera (1908),
Sino al confine (1910), Canne al vento (1913), L’incendio nell’oliveto
(1918), Il Dio dei viventi (1922). Nel 1926 vince il Nobel per
la letteratura.

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